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Weekend a Procida: un inno alla bellezza e all’amicizia | TricaricOvunque

Partiamo da un presupposto: vivere, anche se per pochissimo tempo, un’isola è qualcosa di meraviglioso. Sarò forse una reduce irreprensibile di Lost, ma il fascino di sentirsi circondata dal mare è tanto indescrivibile quanto impagabile. Il rumore delle onde, il rosso del tramonto e i gabbiani che volano sopra gli alberi di limone per dirigersi verso l’orizzonte dipingono un quadro degno del migliore dei sogni.

Ecco, è questa Procida, un fascino inenarrabile. Un mix di case colorate, viottoli e acqua salata. Tramonti e semplicità, come se tutto fosse parte di un film scritto appositamente per noi.

Sì, vi è molto di più di un agglomerato di case su un’isola vulcanica: Procida, terra circondata dal mare con una popolazione con poco più di diecimila abitanti, è l’esempio plateale di quanto sia meraviglioso questo angolo di Italia.

Sorella della nota Ischia, meno turistica ma sicuramente di gran lunga più suggestiva, Procida non è solo famosa per i suoi limoni e i suoi carciofi ma anche e soprattutto per essere  la location magica di alcuni film: gli amanti di Massimo Troisi infatti non potranno mai dimenticare lo scenario tipicamente mediterraneo de “Il Postino”. Ancora, “Il talento di Mr Ripley” con Matt Damon  è stato girato qui e anche il mitico Alberto Sordi è passato dall’isola per il film ‘Detenuto in attesa di giudizio’. Insomma, dire che sembra tutto un set cinematografico, credetemi, non è affatto sterile retorica.

E poi, dal Decameron di Boccaccio al romanzo Graziella scritto da Alphonse de Lamartine, è nelle parole di Elsa Morante che si ritrova realmente il sentimento procidano:

Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei di essere uno scorfano, ch’è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua.

‘L’isola di Arturo – Elsa Morante

Pur di ritrovarmi laggiù

L’isola è tranquillamente percorribile a piedi o con biciclette elettriche (in alternativa agli economici taxi che non hanno pietà dei pedoni – ah! A proposito,  se vi aspettate lunghe macchine e larghe navette scordatevelo completamente: mini van scorrazzano in lungo e in largo per tutta l’isola per 10/12 euro a chiamata. Sfiorano bici, mura e passanti, ma la simpatia degli autisti fa dimenticare che potrebbe partire un gomito da un momento all’altro).

Procida è suddivisa in nove contrade, dette grancìe: l’antica Terra Murata, Corricella ovvero il borgo caratteristico di pescatori, Sent’cò con il porto commerciale di Marina Grande, San Leonardo, Santissima Annunziata (o Madonna della Libera), Sant’Antuono, Sant’Antonio e Chiaiolella con il suo porto turistico nella parte meridionale dell’isola.

Il borgo fortificato medievale di Terra Murata, punto più alto dell’isola e amico dei nostri glutei, è il nostro fulcro.

Nostro ma di chi?

È il weekend dell’amicizia questo, amicizia sì, ma di quella vera, quella che dopo le corone d’alloro rimane e non si consuma come le ricevute abbozzate di affitti di case universitarie improponibili.

È il weekend questo dove le proiezioni si vedono chiare e decifrate, dove quei discorsi pre esame, davanti ad una triste pasta e tonno, acquistano un senso.

Quando saremo grandi e avremo soldi ci troveremo per fare viaggi insieme.” Non abbiamo puntato a Miami per dimostrare che sogni e legami sono tangibili e reali come non mai. E poi, l’Italia è un posto meraviglioso. Serviva solo un’isola e tutto sarebbe stato perfetto.

L’arrivo e LLS #ProcidaEdition

Provenienti da quattro punti differenti d’Italia, è la fermata metro Garibaldi di Napoli che ci raduna e ci abbandona a lunghi abbracci. È qui che il molo Beverello ci permette poi di prendere l’aliscafo e portarci in 40 minuti sull’isola (contrariamente ai 60 minuti di viaggio previsti dal traghetto).

Ad attenderci al porto di Marina Grande, il simpaticissimo Giacomo, proprietario di Terra Murata, dimora nell’omonima contrada. A bordo della sua panda blu, iniziamo a esplorare l’isola. I procidani, popolo cordiale e allegro, ci fanno sentire subito a casa: nel nostro percorso incontriamo gente del posto che, in un certo qual modo, avrà poi a che fare con noi in questo weekend.

Arriviamo in suite e in pochissimo tempo ci cambiamo per andare dall’altra parte dell’isola per un aperitivo in terrazza al tramonto. È qui che tra spritz e prosecchi brindiamo a noi e a questo splendido incanto che stiamo vivendo.

Al ristorante sul mare ‘Vivara’, grazie all’opera di convincimento di Giacomo e al karma che ci vuole bene, scendiamo giù per una cena sulla sabbia dove le onde rubano le nostre chiacchiere e le candele catturano i nostri segreti. Un frittino di calamaretti, alici marinate e spaghetti alla Vivara con vongole, mandorle tritate e pomodori secchi appagano la nostra fame; i dolci fatti in casa (la scomposta al limone e la torta ricotta e cioccolato) ci aiutano a smaltire il vino bianco e a renderci ancora più complici.

Optiamo per una passeggiata e ci perdiamo (e non intendo romanzare il testo) sull’isola, prima di bere un ultimo cocktail al Biobar ed intraprendere la scalata verso casa. Finisce così il nostro primo giorno a Procida. La luna, le canzoni di Pino Daniele, le barche sul mare e le chiacchiere alcoliche.

Vivere a colori

Dopo la colazione con la tipica lingua, un dolce composto da pasta sfoglia ripiena di crema pasticciera e ricoperto di zucchero, prepariamo i nostri zaini e ripercorriamo nuovamente l’isola a bordo della mitica panda blu di Giacomo.

Dall’alimentari alla congrega dei turchini, passando dal belvedere che porta giù a Corricella, decidiamo di accontentare l’andare del vento e ci dirigiamo a Pozzo Vecchio, una baia dalla spiaggia nera e i ciottoli, proprio accanto alla spiaggia degli innamorati. 

È qui che una delle scene più famose de ‘Il Postino’ è stata girata e questa magia cinematografica sembra aleggiare su di noi.

Prendiamo un ombrellone e le sdraio, una spiaggia tranquilla e a misura d’uomo (nb. il Lido Anna Maria), con una compilation musicale che spazia da Celentano a Demis Roussos: siamo nel posto giusto e lo staff ci coccola come se fossimo le nipoti tornate in città per le feste. Pranziamo qui, vista yacht e baia, gustando un’ottima granita di agrumi che il titolare gentilmente ci offre.

Sembra come se tutti stessero aspettando il nostro arrivo. Non ci sentiamo più turiste ma parte del tutto.

Da qui, 15 minuti e siamo in centro e poi nel porto di Marina Grande dove facciamo un altro aperitivo ed esploriamo questa parte di isola. Da buone ex universitarie scegliamo il nostro ricordo di questo weekend: è così che entriamo nella libreria del porto ed acquistiamo ‘L’Isola di Arturo’. Non vediamo l’ora di sottolineare, tra le pagine, tutto quello che stiamo vivendo ora.

 

Nel rientrare ‘a casa’, ripercorriamo un po’ i passi di Arturo  verso Terra Murata, da Piazza dei Martiri, antistante il Santuario di S. Maria delle Grazie, dove si può guardare con il naso all’insù la statua dell’economista procidano Antonio Scialoja. Ed è qui che alle spalle si gode di una prima vista mozzafiato.

“La Piazzetta, limitata a ponente, in vista della marina, da una semplice balaustra, splendeva, a quell’ora di un’accensione calma e stupenda, fra il colore rosa arancione dei suoi muri e il grande riflesso d’oro dell’acqua.”

L’isola di Arturo – Elsa Morante

Salendo per Via S. Michele, di fronte all’ex Conservatorio delle orfane, l’edificio che oggi ospita il Palazzo della Cultura dove è stato allestito il Museo Casa di Graziella, ci incantiamo alla vista dall’alto in assoluto più bella di Procida. Le case colorate di cui scrivevo prima, il luccichio del mare e il colore del tramonto. Qualcuna di noi dice un ‘sto per piangere’. Ecco. È veramente questa la felicità.

Il sabato notte, quattro trentenni

Siamo nel Regno di Napoli e dopo una doccia rigenerante è tempo di gustare una pizza napoletana. Ci dirigiamo nel molo dei pescatori e lo facciamo perdendoci nelle discese sconnesse tra le antiche dimore. La scalinata passa letteralmente tra le entrate timide delle dimore procidane: quasi 200 scalini ripidi, vicoli stretti e porte colorate.

Giù al porto un susseguirsi di barche e locali tipici: l’odore di mare e quello di frittura ci fanno capire che siamo nel posto giusto. Un locale vale l’altro qui, passando tra i tavoli ogni pietanza sembra avere un aspetto straordinario. Noi ci fermiamo al Fuego e la pizza, il vino e l’antipasto di mare (fiori di zucca  impastati con il pesce come poche volte al mondo) ci distolgono dal ‘triste’ pensiero dell’ultima serata insieme.

Ma la notte è ancora giovane (probabilmente non per noi): ci dirigiamo verso il centro e poi, di nuovo, verso il porto. Un altro bar per un altro amaro per poi prendere al volo l’ultimo taxi per affondare visi e chiacchiere sul cuscino.

Ancora un altro sole

È di nuovo giorno e scendiamo giù per visitare quel che ancora ci manca. Viuzze, scorci, baie. Eccola qui la stessa sensazione del primo impatto. Fatto apposta per noi. Come se Procida stesse aspettando noi, nient’altro che noi.

Forse, la nostra natura ci porta a considerare i giochi dell’imprevisto piú vani e arbitrari, troppo, di quel che sono. Cosí, ogni volta, per esempio, che in un racconto, o in un poema, l’imprevisto sembra giocare d’accordo con qualche segreta intenzione della sorte, noi volentieri accusiamo lo scrittore di vizio romanzesco. E, nella vita, certi avvenimenti imprevisti, per se stessi naturali e semplici, ci appaiono, per la nostra disposizione del momento, straordinari o addirittura soprannaturali.

‘L’isola di Arturo’ – Elsa Morante

Grazie Procida ❤️

Da non perdere:

📌 L’isoletta di Vivara è collegata a Procida da un ponte che si trova sulla collina di Santa Margherita. Non sempre è accessibile.

📌  La processione del Venerdì Santo: tra religione e tradizione.

Consigli utili:

📌  Sono varie le compagnie che permettono di spostarsi da Napoli (o Pozzuoli)  verso l’isola tra cui Caremar / SNAV / Medmar / Alilauro (info e biglietti su traghettilines.it – costo da 10 a 20 €) 

📌 Procida Island è l’app dell’isola dove si trovano tutte le info utili per soggiornarvi

 

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