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San Silvestro a Gallipoli: i pupi salutano il vecchio anno | TricaricOvunque

Come ogni anno, si rinnova l’atteso appuntamento nei quartieri gallipolini: ebbene sì, la mia città d’origine, nel sud-est d’Italia, oltre che regalarmi puntualmente gioie indescrivibili con il mare cristallino, l’ultimo giorno conferma puntuale una tradizione che, negli ultimi anni, l’ha resa famosa.

Come salutare il vecchio anno? Bruciandolo! Ecco che dei possenti fantocci di cartapesta, solitamente uomini anziani talvolta affiancati da un infante o da un bambino, sono costruiti con cura e dedizione dai giovani gallipolini che nei mesi precedenti si adoperano per rispettare la tradizione.

Un pupo per ogni quartiere: allo scoccare della mezzanotte, a Gallipoli si scende giù per le strade, ci si riunisce attorno al fantoccio di riferimento e si conta alla rovescia tutti insieme.

Una tradizione che unisce e rafforza l’identità di ogni gallipolino: non si è soliti andare fuori il giorno di San Silvestro, il richiamo della tradizione è tanto forte che dopo la cena tra parenti e amici a casa, ci si riunisce tutti in strada.

Dal centro storico alle periferie, ogni quartiere vanta il proprio pupo: in esso ci sono i sogni e le speranze dell’anno trascorso, le emozioni forti, le delusioni, le scommesse vinte e tante gioie.

Con il bicchiere di spumante in mano, alla mezzanotte il pupo si incendia e grandi e piccini salutano così il vecchio anno dando il benvenuto a quello nuovo.

Non vi sono mai pupi uguali nel corso degli anni, anzi talvolta sono accompagnati da una simpatica filastrocca in vernacolo che spiega al meglio il significato.

Così, già dal pomeriggio, ogni gallipolino che si rispetti ‘gira’ per la città cercando “lu pupu” più bello, osservandolo, fotografandolo, commentandolo.

Nulla di più emozionante quando la tradizione sposa l’arte.

 

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