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Mamma, ho ripreso l’aereo: mi sono smarrita a New York | Diario di Viaggio – TricaricOvunque

GIORNO ZERO | Diario di Viaggio | New York | 

appunti sparsi, caduti nella borsa e ricopiati con cura e discrezione

Questa volta è decisamente diverso.

Quando iniziavo ad immaginare il mio futuro ‘da grande’, non facevo altro che cadere, per non dire inciampare, in alcuni deliziosi cliché. Romantica ma non troppo, influenzata dai dettami delle serie tv americane che raccontavano donne indipendenti e lavoratici (sì, ho sognato anche io di essere Carrie Bradshaw, lo ammetto!) mi proiettavo a passeggiare tra le foglie cangianti di Central Park, con in mano una bevanda calda, un cappellino di lana e un consistente sentimento di amore nell’aria.

Crescendo, ho cercato sempre di non perdere di vista quel modello che, ingenuamente, avevo costruito nella mente. Nulla di pretenzioso, l’atteggiamento era naturalmente distaccato, convinta che un giorno avrei conquistato Indie sconosciute. Sono sempre fiduciosa, di natura, lo ero già da bambina. Ansia a parte, sono stata sempre una buona sostenitrice del karma, del buono che torna indietro, della ruota che gira. Il catechismo non è stato mai il mio forte, ma il principio – se tale si può definire- del ‘non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te’ l’ho sempre condiviso. Non ho mai intralciato il percorso degli altri, non ho mai pensato con malizia o giudicato una persona dall’aspetto fisico o dal singolo momento: la reputazione di una persona l’ho sempre costruita sulla base del chi è/che fa, non dal com’è/quante doppie punte ha, per esempio.

In generale, posso dire di non avere il giudizio facile, un po’ per pigrizia, un po’ per egoismo, un po’ perché sono troppo concentrata sulle mie cose che non sempre bado a quelle degli altri. Una piccola storia da BdM, alquanto realistica e senza falsità. Ed è proprio senza scrupoli, negli anni scorsi, che ho immaginato una ‘futura me’ (approcci alla Ted Mosby, sì) economicamente indipendente, che dal suo appartamento nel centro, scrive. Ahi, Carrie, quanti danni hai fatto. Ahi Carrie, però, abbiamo vinto noi.

Dal mio appartamento, preparo le cose da portare nello zaino, il pc che mi guarda ed il cellulare che squilla. L’angoscia della partenza è ora legata a quel che lascio, professionalmente parlando, e a quel che troverò tornando a casa. Sono abituata alle partenze, preparare lo zaino è come preparare la cartella per i bambini prima di andare a scuola: qualcosa la porto inutilmente con me e qualcosa la perderò. Certo è che tornerò sempre con qualcosa in più, oltre ai kg.

New York, penso. Mio padre gira per casa con il muso, convinto che accadrà qualcosa di brutto “L’America è a rischio. Trump, gli attentati, la Corea. Rimani a casa, fammi stare tranquillo.”

Non vinceranno loro, papà. Non rimango ferma in un punto perché qualcuno minaccia di cancellare la strada dinanzi a me. Io ho la matita, io ho la gomma.” Il malumore è nell’aria, l’ignoto spaventa, ma il karma, sempre lui, mi vuole bene. Non accadrà nulla, non ci sarà nulla di sbagliato. Io lo so. L’orizzonte in costante mutamento mi affascina, mi spinge ad abbondare le abitudini e correre il rischio dell’imprevedibile. E poi l’America, il sogno americano, le foglie a Central Park.

Dagli anni dell’università in cui vivevo il contesto alla ‘Friends’ (sempre di serie tv si parla, è vero!) alla vita alla Carrie è stato un attimo. Ho proiettato, l’ho perseguito nell’immaginario, ma non ho fatto nulla affinché accadesse. Tipico del mio vivere e non avere aspettative, ma solo proiezioni. Se si concretizzano, sorrido, se sfumano, beh, non si può avere mancanza di ciò che di concreto non esiste, vero? 

Poi, Woody Allen ha complicato il tutto. Quella panchina, quel ponte, quei palazzi. Quelle gallerie d’arte, quelle strade, quelle vite piene di arte e -sempre loro- quei maledetti cliché. Penso che quella città sia fatta per me, attitudini e sentimenti, non si possono nascondere. E quelle foglie, poi…

La penna non scrive più. È tardi. Ho due scadenze. Ritorno in un lampo alla realtà. Lascio il pezzo di carta, guardo altrove. New York, sarò da te e sarai mia.

 

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