ITALIA Lecce PUGLIA

“Stasera non esco”: la bugia degli studenti di San Pio | TricaricOvunque

Lecce, o come in molti la definisco, la Firenze del Sud non è solo la meta prediletta per gli appassionati d’arte e per i cultori del barocco.

Certo, il patrimonio artistico della “capitale del Salento” è encomiabile, ma ciò che la rende affascinante e meravigliosa agli occhi dei più è il suo essere decisamente, nettamente e fantasticamente una città giovane, o meglio dire, giovanile. Quel genere di città, insomma, che alle ore 22 non vi porterà a infilarvi sotto le coperte per la noia, ma al caldo di un’osteria o in un pub, per intenderci.

Con le sue numerose facoltà, Lecce si propone come prima scelta per i giovani maturandi che, nel momento di tagliare il cordone ombelicale con la casa madre, decidono di fare il primo passo verso la libertà in modo poco convinto e non troppo distaccato. Tanto nel weekend, dopo una settimana di libri ed eccessi, si torna a fare il carico di conserve dalla mamma. Centro nevralgico del nuovo mondo, per dirla alla Jovanotti, Lecce è quella città che, la domenica sera, non vi costringerà a stare a casa perché il giorno dopo dovete studiare o lavorare, ma è la stessa che vi dice:

Onora questo giorno con un bicchiere di mieru (vino, in salentino) e perditi nel centro storico. Ridi, parla, scherza: qualcuno, in giro, troverai per farlo!

Ed è così che il giovane universitario, residente a San Pio, quartiere storico della città, divenuto la zona universitaria per eccellenza, si prepara per l’ennesima serata del “tanto-non-faccio-tardi”. San Pio, area in cui gli studenti universitari e i giovani alla ricerca disperata del lavoro, le famiglie di etnie diverse fra loro e gli oramai storici residenti diventano un tutt’uno in quello che è così bello definire: San Pio, stile di vita. Appena al di fuori dalle mura della città vecchia, San Pio conserva ancora la semplicità di un tempo: a un angolo il barbiere con sconto per universitari e all’altro il signore che aggiusta le biciclette. Poi, il carrettino della frutta, il bar anni ’80, il supermercato lowcost. I palazzi, dal tocco vintage, fanno da splendida cornice in questo via vai di ventenni, a volte ventenni da troppi anni.

Da San Pio, direzione Porta Rudiae, una delle tre porte attualmente visibili della città. Insieme a Porta Napoli e a Porta San Biagio, Porta Rudiae è il punto di ritrovo per giovani locali e studenti Erasmus. Il problema è: chi ci “entra”, difficilmente riuscirà a uscirne. Anche se si tratta di una porta aperta e senza chiave.

La cosa bella di Porta Rudiae è che, oltre a essere una tra le più antiche porte della cittadina, è situata in direzione dell’antica città distrutta di Rudiae, da cui il nome. Situata in via Adua, all’interno, nel suo lato destro, si può ammirare l’Accademia delle Belle Arti e via via le numerose chiese e gli storici edifici barocchi, il tutto illuminato da una fioca luce dei lampioni cittadini che rendono l’ingresso al centro storico mistico e romantico.

Imboccando via Giuseppe Libertini, in direzione Piazza Sant’Oronzo che prende il nome dal patrono della città, è impossibile non fermarsi ad ammirare una tra le più belle meraviglie al mondo. Da lasciare senza parole logorroici e senza fiato anche i maratoneti, dopo 500 metri da Porta Rudaie, sulla destra apparirà uno scenario onirico, degno delle migliori fiabe: Piazza Duomo. Non ci sono parole per descrivere l’atmosfera. Certo, i cenni storici e le varie vicende possono dare un’idea di quella che è l’architettura, la storia, il passato di questo piccolo angolo di mondo. Ma niente potrà farlo adeguatamente come lo farebbero i propri occhi. Consiglio top: la notte. Qualcuno ci sarà sempre, nessun salentino può fare a meno di fermarsi ad ammirare. Ma la notte, eh la notte. E’ solo magia.

Terminato l’incanto del Duomo, il giovane universitario prosegue la sua passeggiata. Si dirige verso via Vittorio Emanuele II, passa per via degli Ammirati dove è possibile mangiare e bere vino a gogò in maniera economica ma al contempo raffinata, e si ritrova in piazza Santa Chiara, punto di ritrovo per le varie tipologie di serata leccese: dal pre-disco al “mi-fermo-sugli-scalini-per chiacchierare / cuccare / bere / mangiare / pensare a quanto devo studiare domani“.

Tutti lì, a condividere l’ennesima serata insieme. Poi però, le luci dei locali iniziano man mano a spegnersi; le saracinesche cominciano ad andare giù. Il giovane universitario allora si fa coraggio: si alza dallo scalino, prende da terra il suo bicchiere di birra o di vino vuoto, lo butta nel cestino ma non torna indietro. “Fa il giro largo” e da piazzetta Santa Chiara, verso via Augusto Imperatore si dirige verso Piazza Sant’Oronzo e scende giù per via Templari.

Proseguendo dritto, si ferma in via Umberto I, da uno sguardo a Santa Croce, alle sue luci, alle sue leggende e alla sua maestosità e con un sorriso stampato sulla faccia, va a comprare un pasticciotto alla crema nell’indecisione assoluta tra il mangiarlo subito o conservarlo per la mattina.

 Ma tanto poco importa, tanto è già orario di fare colazione.

Written By

Close