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Diario di Viaggio: Islanda On the Road – Primo Giorno | TricaricOvunque

Premessa: vivere l’Islanda è stata una delle esperienze più belle della mia vita. E tornata in Italia, a casa, con i piedi sul territorio salentino, ho pensato a quanto io sia stata stupida a pensare che l’Islanda fosse solo l’aurora boreale. L’Islanda è un sogno. Una dimensione parallela, una realtà che non si può spiegare completamente con le parole. Ci provo, ma vi assicuro, lo farò malissimo.

Islanda On The Road

Sei compagni di viaggio, tre maschi e tre femmine, un viaggio equilibrato, in partenza pianificato. Partenza dalla Puglia, con un volo low cost acquistato a marzo per settembre sulla piattaforma Kiwi. 

Ulteriore premessa: nessun nome, nessun brand o prodotto è associato ai fini commerciali. Riporto fedelmente tutto qui, perché i prossimi viaggiatori incalliti possano trarne beneficio.

Voli acquistati:

Andata: Bari – Londra Luton / Londra Luton – Reykjavík con WizzAir (partenza alle 11:05 arrivo alle 19 locali)

Ritorno:  Reykjavík / Ginevra (partenza 16:50) +++ notte in aeroporto +++ Ginevra / Brindisi (partenza ore 11:20)

 

Primo giorno

La vacanza dell’anno. Diciamoci la verità, sto spesso on the road e tra le nuvole, ma spesso per lavoro, a volte per necessità,  ma per chi come me soffre veramente della sindrome di wanderlust allora non c’è molto da dire. Chi “passa” (per dirlo alla leccese) quello “che passo” io capisce bene il concetto. Partiamo già con il primo concetto mal comunicato, pazienza. 

Siamo qui, in aeroporto, ad attendere Rossella e Roberto che arrivino a Bari. Il caso ha voluto che, poco prima di partire, il nipotino di Rossella colpisse accidentalmente la poverina in un occhio. Dopo varie peripezie, “scongiure” e corse in aeroporto per cercare aiuto, dopo aver dato l’allarme che il gate fosse chiuso (lo so, queste cose non si fanno, ma è stato divertente), ecco che Roberto e Capitan Uncino, alias Rossella con un occhio in meno, arrivano, correndo, da noi.

Ad attenderli, la sottoscritta alle prese con il cellulare e il “scusate-sono-in-ferie-ci-sentiamo-tra-dieci-giorni”, Giorgia, Luca e Riccardo, alla ricerca di una Peroni.

Attendiamo in fila il volo, fantastichiamo e scherziamo, solo come un gruppo di amici in partenza può fare. “Oh, t’immagini non vediamo l’aurora boreale?”, è questo il leitmotiv dell’attesa, croce e delizia di questo atteso viaggio. Eh sì, l’aurora boreale, il sogno, quella spunta nella wish list da cancellare.

Si scherza. Ancora sull’aurora, sulle balene, sul tempo incerto e su quello che faremo. 

Nell’attesa io provo a stemperare il mio nervosismo, dopo tutto il casino combinato perché “non volevo passare da Londra”, ma Luton è per me un aeroporto inesplorato ed è così che mi sono ammorbidita sulla scelta. E così sia, dissi, ai tempi. Non mi andava giù l’idea di mettere piede sul territorio londinese. Come il giro largo che feci per andare a New York, ma questa è un’altra storia.

Siamo sull’aereo, sistemo lo zaino, io sono vicina a Luca, nel posto che dà sul corridoio. Netflix mi tiene compagnia, come al solito non chiudo occhio, non voglio perdere neanche un minuto.

Atterriamo a Londra, i cinque con me divorano un fast food ed io scarto con amore i sandwich che avevo preparato la mattina prima che la navetta passasse a prendermi. Prima del caffè al bar sotto casa che apre alle 5, prima della sveglia ansia di quando devo partire. Ecco, prima di tutto.

Non sono mai una che pensa con troppa cura a queste cose, ma in questo sandwich al tonno il cui odore  arriva anche alla Regina Elisabetta, c’è una piccola emancipazione personale. “Ho pensato a cosa mangiare” e ho pensato a me stessa. Quando si pensa più agli altri che a sé, si rivalutano le piccole cose e questo passo mi ha reso felice. Ma, torniamo a noi.

Tra le medicazioni di Rox e il nuovo imbarco, siamo di nuovo in aereo. Tante ore, troppe. Questo aereo sembra non arrivare più, ma.

Una distesa arida e un mare blu appaiono sotto i miei occhi. Cosa sto vedendo? L’Islanda.

Non riesco a capirla, non vedo case, non vedo nulla. Un’immagine diversa da quella che avevo creato nella mia ment… No, non è vero. Non avevo ipotizzato nulla. Sono solo certa che l’aurora boreale sarà mia. 

Pochi attimi prima dell’atterraggio all’aeroporto Internazionale di Keflavík

Ci siamo. Mettiamo “ruota” sulla pista, il tempo è grigio, ma grigio scuro e non grigio e basta. Tutti coloro i quali hanno condiviso il viaggio con noi iniziano ad imbottirsi e a prepararsi a quello che sembrerebbe il gelo. Scendiamo. Fa freddo. Sì, molto freddo. Pensiamo subito ai nostri 28 gradi salentini e sorridiamo.

Ok, siamo veramente in Islanda.

 

Punto di partenza

Un aeroporto nuovo e deserto ci accoglie: le uniche anime in circolazione siamo noi, viaggiatori appena scesi dall’aereo. Arredamenti nuovi, in un falso legno, con un sistema di sicurezza simpatico: siamo qui, “schedati”, con un sorriso, il nostro, quello che le guardie ci ordinano di fare davanti a questa cabina. Un visto al passaporto e via, siamo dentro.

Mi piace.

Una parete colorata mi riporta all’entrata a Lisbona, sebbene con motivi e soggetti diversi, ma il primo impatto è allegro, accogliente che parte già il “Chi mi fa la foto?”.

Aeroporto, interno.

Ma non c’è tempo da perdere, ci dirigiamo fuori. A 150 metri dall’uscita c’è una pensilina dove un bus interno dell’aeroporto ci conduce gratuitamente a delle strutture poi non molto lontane: edifici cubici dove si può noleggiare l’auto per il soggiorno islandese. Farne a meno è pressoché impossibile. Dall’Italia avevamo già dato un anticipo per la compagnia Blue Car Rental, per una spesa complessiva di 1500 euro per questi 8 giorni. Assai, sì. 

Dopo aver minuziosamente controllato i particolari, graffi, ammaccature e fatto le foto ricordo affinché nessuna un giorno potrà mai dire che questo lo abbiamo fatto noi, ci mettiamo in moto verso la capitale islandese. Siamo alle stelle. 

Con Google Maps (non ci sono tariffe particolari, si va di roaming) calcoliamo 50 km, per un tempo complessivo di poco meno di un’ora.

Per strada, troviamo una squadra di soccorsi con tanto di elicottero e persone in divisa con torce: sembra di stare sul set di C.S.I.. Tutto ciò ci diverte ma ci preoccupa: è questo il benvenuto che l’Islanda ci vuole dare?

Non c’è comunque tempo da perdere, abbiamo la missione “Aurora Boreale” da compiere. Nel tempo indicato, giungiamo tranquillamente nel nostro ostello, il Reykjavik Loft HI Hostel, all’indirizzo Bankastræti 7, nel centro della capitale. Il costo a testa della stanza da 6 è sulla cinquantina di euro: non poco considerato che si tratta di un ostello. Dalle ricerche precedentemente fatte non avevamo però trovato alternative migliori.

Sistemati nella stanza, abbandoniamo i nostri zaini e andiamo a mangiare in quello che sembra essere i localino più famoso per lo street food in Islanda. Poco più giù del nostro ostello c’è Icelandic: una piccola stanza, con un balcone frontale, menù scritto in alto e staff che dalla cucina porta sul bancone quello che serve.

Icelandic, esterno.

Tavolini, stretti e lunghi, come fossero panche e sedili con pellicce per sedersi sul caldo: è qui che, affamati, scegliamo tra la zuppa di agnello tipica e della zona o quella di “shellfish”, molluschi non meglio identificati tra cui gamberetti e capesante. Il tutto, contornato dalla mollica della pagnotta e da particolari dolcetti tipici al cioccolato con altri alla liquirizia.

La zuppa ai molluschi con la mollica di pane

 

Onestamente, non ci stiamo capendo molto: siamo in Islanda, abbiamo tanta fame e poco ci può interessare del resto. Ceniamo con calma, pensando a quello che potremmo fare domani e pronti per una passeggiata usciamo dal posto che ci ha accolto per la cena.

Giriamo nei paraggi e ci indirizziamo verso l’ostello. “Ragazzi, oh. Che cazzo è?!!” Roberto, ci indica qualcosa, sulla nostra sinistra. Un fumo, un fascio di luce, una nuvola: ma cos’è? Luca, urla. Andiamo! Non so cosa stia accadendo esattamente, iniziamo a correre, a gridare, a ridere, qualcuno a commuoversi. Corriamo senza fiato alla macchina, parcheggiata con cura e pronta per il giorno dopo, saliamo su e ci allontaniamo lontano dalle luci della città.

Signori, non ci credo. Non può essere vero.

Punto per ammirare l’aurora

La macchina si conduce da sé, arriviamo in uno spiazzo che non so definire, c’è tanto, tantissimo vento e un freddo glaciale. Ma sopra di noi, qualcosa si muove. LEI. È LEI. Bella, bellissima. La mia, la nostra aurora boreale. Si muove lontana da noi, verde chiara, ogni tanto sparisce e poi ricompare. Non ci crediamo, è successo veramente a poche ore dal nostro arrivo. 

Attendiamo lì, io perdo un guanto, un orecchino, la testa. Non ci credo, sto sognando. Siamo tutti in estasi. Aspettiamo fino a quando non va via, insieme ad altri viaggiatori curiosi, pochi, che erano con noi.

Aurora boreale sopra la capitale

Non sono mai stata una grande fan di Eros Ramazzotti, mai. Ma quella canzone, sulla strada del ritorno, la stavamo cantando tutti, collegata dai nostri smartphone allo stereo della macchina. 

Forse un giorno tutto cambierà
Più sereno intorno si vedrà
Voglio dire che
Forse andranno a posto tante cose
Ecco perché
Ecco perché
Continuerò
A sognare ancora un po’
Uno dei sogni miei
Quello che c’è in fondo al cuore non muore mai (no che non muore mai)
Se ci hai creduto una volta lo rifarai (no che non muore mai)
Se ci hai creduto davvero 
Come ci ho creduto io, io
Sarà sarà l’aurora
Per me sarà così
Sarà sarà di più ancora
Tutto il chiaro che farà
Inutile dirlo. Siamo dei bambini, nudi con le nostre emozioni. Io mi commuovo, piango nel sentire queste parole, ringrazio il Cielo, l’aurora, la vita. 
Vedete, non è facile descrivere quello che si prova vedendo questo straordinario fenomeno. Ti accorgi solo che tu sei un puntino nell’universo e che questo mondo è meraviglioso.
“Inutile proteggersi dai venti forti e dai migliori anni”.
 
Torniamo, in silenzio, saliamo in ostello, scendiamo al locale affianco per una birra e risaliamo su. Se queste sono le prime ore di quest’avventura, si prospetta essere il viaggio del secolo.
Buonanotte.
 

📌 Notizie utili:

▷ Ostello: Loft Hostel – http://www.lofthostel.is/ – Bankastræti 7, 101 Reykjavík,  – Telefono+354 553 8140

▷ Noleggio auto: Blue Car Rental – Aeroporto – 3, Blikavöllur, 235 Keflavík – Telefono+354 773 7070 – Sempre aperto

▷ Dove mangiare: Icelandic – 8, Lækjargata, 101 Reykjavík, Islanda – chiude alle 23

▷ Muoversi sicuri:  safetravel.it

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