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#CCTRAVELLERS2018: La mia Palermo – I parte | TricaricOvunque

Non è la prima, né la seconda volta che capito qui a Palermo. Metto piede, in questo momento, su questa terra per la terza volta in vita mia, ma sembra come se questo non fosse mai accaduto fino ad ora. Scendo dall’ aereo e nel mentre scendo le scale una voce alla mia sinistra esclama: “Bello zaino! Sono tutti i posti in cui sei stata?” e sorride il ragazzo alle mie spalle. “No, solo alcuni. Sei di qui?” – Biagio, il mio zaino, è pieno di toppe. E non importa quanto sia chic il mio viaggio, Biagio viene con me. “In realtà sono di Bergamo, torno da Bitonto perché ho presentato un film al festival e ora rientro a Palermo perché studio alla scuola di cinema.”

Inizia così la mia avventura a Palermo, con il giovane tipo che mi indica  il posto da dove prendere il Taxi Sharing. Niente bus o taxi, condivido il mio taxi con persone sconosciute e attendo che tutti prendano posto.

Il taxi parte, passo dal luogo tragico in cui avvenne la strage di Capaci dove ora si erge un monumento. Si respira tristezza e amarezza, nulla più. In 40 minuti sono nel centro di Palermo, alla stazione per la precisione, e in 10 minuti a piedi (bisogna sempre fidarsi di Google Maps!) arrivo alla sede di MICRO – Tourist Information Centre – VisitPalermo.it – Wonderful Italy in Via Torremuzza, 15. Nel tragitto, balconi con tende a strisce, odore di cibo per la strada e ceste che, prepotentemente, scendono giù per la strada. Le signore parlano da un balcone all’altro e degli ambulanti vendono il pane e il pesce per strada. Il Sud, penso. Niente di più meraviglioso.

Ed è proprio da qui che la mia avventura si sviluppa: come le migliori delle vip, rilascio una breve intervista da MICRO e, dopo aver dispensato abbracci a volti noti e ignoti, inizio il tour gratuito offerto da Wonferful Italy. Si va, così, alla scoperta della Palermo più vera.

Scopro così che Palermo fu fondata dai fenici nell’ottavo secolo a.c. e che dopo sarà conquistata dai romani, bizantini e dagli arabi. Questa terra, infatti, ha il sapore di mille conquiste.

Il tour parte dal quartiere Kalsa, uno dei quattro che ‘formano’ il centro, dove quei famosi tendoni fuori dai balconi e cestini pronti a raccogliere il pane appena sfornato dal fornaio qui vicino conquistano anche l’occhio più distratto.

I colori sono quelli pugliesi e già non posso che adorare profondamente questa città. È tutto così familiare, se non fosse che ogni angolo è una scoperta e ogni sguardo è sconosciuto e portatore di una storia affascinante.

Camminando nel quartiere, entriamo nella Chiesa dello Spasimo, utilizzata ora per concerti ed eventi, dove proprio oggi c’è il ‘SoleLuna’ festival dedicato ai cortometraggi; scopro che nel chiostro ci sono i locali della scuola di Jazz e Blues e sorrido. Costruita nel 1500 dai monaci benedettini, fu proprio Raffaello Sanzio che rappresentò lo Spasimo della Vergine in una tela, sebbene in pochissimo tempo l’opera d’arte venne poi trasferita altrove (oggi al Museo del Prado a Madrid). La Chiesa venne scelta come lazzaretto poiché lontana dal centro storico e quindi iniziarono a mancare quelle cure che oggi la rendono affascinante. Da quando non fu più una chiesa, senza manutenzione, infatti il tetto cadde.

Ancora un post su Palermo: Vivere a Palermo: informazioni utili e cosa non perdere. 

Continua il tour: simbolicamente poco più avanti, nella piazza dove Falcone e Borsellino sono cresciuti, giace una pietra simbolica in loro memoria ed è bello osservare quell’ulivo che, pacificamente, controlla tutto da lontano. Di fronte, i murales di Ozmo e già si scorge quella Palermo fatta di meravigliosa street art.

Ancora, verso Piazza Bellini con il suo Municipio e la Chiesa barocca di Santa Caterina con i marmi siciliani, quella di Santa Maria dell’Ammiraglio (o Martorana) e di San Cataldo, entrambe costruite nel periodo normanno.

Poco più avanti,  mi immergo verso Piazza Pretoria o Piazza della Vergogna che prende il nome dalla la Fontana della Vergogna in cui sono le divinità dell’Olimpo a catturare l’attenzione ed è proprio secondo la leggenda che le monache affacciandosi videro le statue nude e inizieranno a gridare vergogna. Da qui il nome.

Siamo nel cuore del centro storico: nella croce tra l’antico Corso Vittorio Emanuele e la moderna via Maqueda, ai quattro canti, il centro dove si intersecano le vie principali. Da qui, decido di abbandonare il percorso interessante proposto da Wonderful Italy per perdermi nelle strade della città.

Appare già curiosa questa intersezione, questa forma squadrata dei quartieri che serve a dare una forma a croce alla città per dividerla in quattro distretti. Le statue rappresentano le stagioni insieme ai sovrani raffigurati e ai santi di riferimento: ognuno festeggia il Santo nel proprio quartiere, al di là della suprema Santa Rosalia che a breve si appresta ad essere omaggiata.

Così, mi perdo. Passo  dall’ex albergo della Trinacria, proprio lì, dove è stata scattata quella famosa foto di Falcone e Borsellino, passo da Piazza Marina dove la bellezza della natura prende il sopravvento. È qui che si trova l’albero più grande d’Europa, il Ficus macrophylla di Piazza Marina con una altezza di più di trenta metri ed una circonferenza che supera i venti metri.

MA ORA BASTA. SONO DEL SUD E SONO AL SUD: OCCORRE MANGIARE.

Prendo un’ arancina in uno dei posti più famosi, il Bar Touring ed insieme all’allegra compagnia mi sposto di fronte, all’ombra dei giganti di Villa Giulia. Il mio? Alla carne, il classico. Che delizia.

Dopo una pausa relax tra fiori e alberi, arriva il momento tanto atteso: mi dirigo in Corso Vittorio Emanuele per andare a ‘Lo Studiolo’ e incontrare Antonio Curcio, un’artista della zona che, in pochi metri quadrati, concentra il meglio dell’arte ‘street’. Un laboratorio di arte che racchiude le testimonianze di tanti altri artisti: una chiacchiera con Antonio Curcio sulla street art palermitana fa sì che mi si apra un mondo. Mi parla di ‘Tutto e Niente’, comanda un occhio attento alle mattonelle di B1 sparse e racconta come la Taverna Azzurra da Cocò sia il punto prediletto di ritrovo degli artisti.

Affascinata da questo mondo e decisa a scovare tutta la Palermo raccontata sui muri, nonostante il caldo e lo zaino in spalla, non mi arrendo e mi dirigo da Seecily, in via Vittorio Emanuele 351 per scoprire la città grazie alla loro audio guida.

Il tour naso all’insù è quindi assicurato e non posso fare a meno di perdermi nella Cattedrale, nelle viuzze secondarie e caratteristiche che mi conducono poi ‘A Vucciria’.  Ogni strada di Palermo ha qualcosa da dire, ogni angolo, ogni sguardo fa parte di un quadro meraviglioso che lascia senza parole. Musica, arte, artigianato, un Sud che non mi sazia.

Arrivata a Vuccira, fulcro della street art, punto di riferimento per i mangiatori seriali di pesce e folklore. Pesce arrostito e tavolini sparsi che brindano alla vita: è questo che quello che sto amando di Palermo. 

Taglio la piazzetta (Piazza Caracciolo) e mi dirigo giù verso il mare. Tanti, tantissimi street artist sono passati da qui e il loro passaggio è indelebile su questi muri. Da ‘Tutto e Niente’ a Zolta, fino a Hopnn, Tilf e Axel Void: che meraviglia, ragazzi. Solo chi ama come me la street art può capire quello che sento. Continuo a scendere giù, poiché poco fa ho saputo che oggi si inaugura al Border Line la mostra di Francesco Piazza. In occasione dei prossimi festeggiamenti di Santa Rosalia, prende vita qui ‘Rosy4ever’, un progetto che crede nella rinascita di Palermo grazie ai  12 artisti che raccontano storie di amore e devozione attraverso pittura, fotografia e scultura.

Pane per i miei denti. Dopo aver chiacchierato qui con gli artisti del posto, appassionati e seguaci, è tempo di andare a mangiare. Sono del Sud e sono al Sud, come detto prima, è una componente che non posso ignorare. Così, con Elena di CCT-SeeCity e Ilaria di IgersPistoia, ci spostiamo verso la Trattoria Sferracavallo, dove tra un prosecchino, un ‘gattopardo’ (involtini di melanzane con pasta e pesto) e  una caponata appaghiamo la nostra fame.

Sono qui insieme agli altri creativi curiosi: artisti da Seattle a Cipro e Berlino fino ai ragazzi di Bro Cool che ci raccontano il loro progetto. La notte è giovane, ma non per me: quasi 24 ore in piedi iniziano a farsi sentire. Finita la cena e le chiacchiere, mi dirigo verso la nostra residenza creativa. La mia compagna di stanza, Laura, un’artista di Seattle (un’altra) che cerca compagnia nelle chiacchiere. Ma piede stanco e cuore felice, rimando tutto al giorno dopo.

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