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Carrie, ti voglio bene| TricaricOvunque

“Ormai ha te come modello. Lo dice sempre, vuole essere come te! Deve studiare, guadagnare, girare il mondo, non avere una persona affianco. Vuole essere te, ed io sono contenta.”

Sorrido, al telefono, abbasso gli occhi, ma lei non lo sa. “Ma è sicura? E se poi non imparerà a cucinare sarà colpa mia?” ribatto goffamente.

Scherzo alle sue parole, mi prendo un po’ in giro. Ma Chiara mi dice che sua nipote proietta la sua vita futura sulla mia. Me lo chiedo sinceramente in cuor mio: che sensazione si prova ora a sapere che una persona “vuole essere te”? Io sorrido ancora, è tutto così buffo. A volte faccio fatica a convivere con me stessa che mi sono arresa al mio essere tanto irrequieto. E qualcuno vuole essere me?

“Non so più che devo fare con me” ho detto a Giorgia questa mattina. “Nemmeno io” mi ha risposto lei.

Mi arrendo al mio modo inconcepibile di vivere la vita: programmi pochi, stabilità utopica, spazi miei, zaino sempre pronto, mal di stomaco a gogo, tanto lavoro ma tanta felicità.

Eppure, mi basta fare un passo indietro. Cosa speravo, per me, quando ero una nocciolina? Quando ero alle medie, il tardo pomeriggio vedevo sempre Friends e sognavo ad occhi aperti: non vedevo l’ora di vivere l’università in quel modo fatta di case e cuori vicini.

Quando ero all’università poi, insieme ai miei di Friends, guardavo Sex&theCity e pensavo a quanto sarebbe stato figo essere Carrie Bradshaw: appartamento in centro, parole regalate al Mac, le amiche del brunch, gli amori sbagliati.

Ora.

Mi guardo attorno nel mio appartamento, con il mio Mac, con le mie parole messe in rete, con il vino di qualità sul tavolo e gli amori sbagliati. Solo le Manolo Blahnik mancano, ma è una scelta puramente personale. Senza o con il mio Mister Big, io quella Carrie idealizzata in fondo un po’ lo sono diventata.

Mi stupisce solo un aspetto: possibile che ora sia io per qualcuno quella Carrie Bradshaw? Quella Carrie che solo ieri mattina si dannava con un tazzone pieno di caffè per aver perso un’altra occasione buona (e non era colpa di Alfredo). La stessa che (ohibò saranno i 30) ha fatto il pieno di medicine in vista della partenza che ormai “ipocondria portami via”. Quella stessa persona che ha pensato mille volte di ricominciare a fumare ma che, in fondo, “chi me lo fa fare però non posso andare avanti così”.

Ditemi che anche voi avete sperato inconsciamente di essere nei panni ‘futuri’ di un’altra. Ditemi che non è poi così assurdo o bizzarro credere in qualcosa che poi si avvera. E chi se ne importa se in cuor tuo sai che quella indipendenza che ti rende scostante e ingestibile è confusa e meravigliosa.

Sorrido e penso a quante volte pensiamo di essere noi quelle sbagliate. Inutilmente, impropriamente, ingiustamente. Un sacco, mi rispondo.

Sorrido di nuovo: è un altro giorno stupendo, confuso, caotico e creativo. Proprio come in una di quelle puntate che tanto amavo.

Giada, te lo prometto, non ti deluderò.

Che poi “un sacco, è il mio numero preferito”.

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