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#TiRaccontoIlTreno: quando le parole non bastano | Treno della Memoria – TricaricOvunque

Non è adatto ai cuori malinconici.

Il rientro è sempre così: pensieroso, confuso, felice. I tempi di ripresa si allungano e si alternano sorrisi a lacrime. Non ci sono parole giuste per spiegare il caos interno che si prova al ritorno da un’esperienza di questo tipo. E il fatto che io la ripeta per tante volte, senza avere una cura finale, ancora un po’ mi spaventa.

Sono trascorse ore e i messaggi, i pensieri, i discorsi ritornano sempre lì. Non esiste una spiegazione a questo stato interiore: una rivoluzione tacita e latente che (s)muove tutto. Si torna per non essere più le stesse persone e io ancora non riesco a definire quante cose siano cambiate in me.

Per questo motivo, non posso raccontare il Treno se prima non definisco il mio caos interno. Tornare per guardare quegli occhi mi ha destabilizzata in un modo sconvolgente, quei corridoi sembravano dirmi “è anche colpa tua”. Ho calpestato nuovamente quel fango di Auschwitz ma non ho sopportato più il peso di questa atroce parentesi.

Ho pianto, tanto, forse troppo, una lacrima per ogni pensiero; come si affronta in modo lucido la storia? Come si può non pensare che su quel fango sono crollate persone? Come si fa a credere nella vita in un luogo di morte?

Ho sempre il cuore che batte troppo velocemente quando varco quel cancello e quando, a Birkenau, osservo quel bosco di betulle. Subentrano storie personali, penso a quando tu mi raccontasti quella storia, a quella fuga, a quei due mesi nelle campagne. Ero troppo piccola per capire l’importanza di quelle parole e ogni giorno ora maledico la tua assenza. Torno anche per te, ogni anno, torno perché sento che ti debba ancora qualcosa.

Ho cercato nel blocco 27 il tuo cognome, pensando che qualche parente alla fine ci fosse finito. Sono lì a chiedermi perché quel giorno io non ti abbia fatto ancora più domande. Ho lasciato correre e forse non me lo perdonerò mai.

Non riesco ad avere un quadro lucido, è vero quando si dice che ‘il Treno comincia quando finisce’. Il mio è iniziato quattro anni fa, e questo nuovo, vecchio inizio mi rassicura. Non torno per avere un’altra storia da raccontare, ma perché questa storia racconti un’altra parte di me.

Anche questa volta, mi ha cambiato la vita.

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