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Centro Luigi Pecci: respirare arte contemporanea a Prato | TricaricOvunque

Sono state due le occasioni che mi hanno vista calpestare il pavimento del Centro Pecci: una nel lontano – ma non troppo – 2016, l’altra nell’appena trascorso 2018. Con questo passo, non potrò fare a meno di tornarci nel 2020.

Detto ciò, è mio dovere attestare la straordinarietà del posto. Da amante dell’arte contemporanea (Galeotto fu il Tate) ogni passo a Prato è legato all’esperienza nel museo.

Esterno | Centro Pecci

Tutto iniziò con una call di CCT-SeeCity e quell’ape calessino The Gira che mi portò lì, in una serata piovosa. Fu in quel momento che entrai in contatto con quella struttura a forma d navicella spaziale, dall’aspetto inconsueto, dall’atmosfera magica. 

Ed io ero lì, dopo meno di un mese dalla riapertura del nuovo Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato avvenuta nel il 16 ottobre 2016, dopo il completamento della struttura per mano dell’architetto di stanza a Rotterdam Maurice Nio e della riqualificazione dell’edificio originario di Italo Gamberini

La fine del mondo

Ad ammaliarmi come poche cose nella vita, La fine del mondo, a cura del direttore Fabio Cavallucci: più di 50 artiste e artisti internazionali, un allestimento esteso sull’intera superficie espositiva del museo di oltre 3000 metri quadrati, per una mostra che “si configura come una specie di esercizio della distanza, che spinge a vedere il nostro presente da lontano.”

Gli artisti

Adel Abdessemed, Jananne Al-Ani, Darren Almond, Giovanna Amoroso & Istvan Zimmermann, Anonimi del paleolitico inferiore, Anonimo del paleolitico superiore, Aristide Antonas, Riccardo Arena, Kader Attia, Francis Bacon, Babi Badalov, Fayçal Baghriche, Francesco Bertelè, Rossella Biscotti, Björk, Umberto Boccioni, Kerstin Brätsch, Cai Guo-Qiang, Julian Charrière & Julius von Bismarck, Ali Cherri, Analivia Cordeiro, Isabelle Cornaro, Vincenzo Maria Coronelli, Hanne Darboven, Pippo Delbono, Marcel Duchamp, Marlene Dumas, Jimmie Durham, Olafur Eliasson, Federico Fellini, Didier Fiuza Faustino, Lucio Fontana, Carlos Garaicoa, Adalberto Giazotto, Arash Hanaei, Camille Henrot, Thomas Hirschhorn, Joakim, Polina Kanis,Tadeusz Kantor, Tigran Khachatryan, Robert Kusmirowski, Andrey Kuzkin, Volodymyr Kuznetsov, Suzanne Lacy, Ahmed Mater, Boris Mikhailov, NASA, Henrique Oliveira, Lydia Ourahmane, Pëtr Pavlensky, Gianni Pettena, Agnieszka Polska, Pablo Picasso, Pussy Riot / Taisiya Krugovykh, Qiu Zhijie, Józef Robakowski, Batoul S’Himi, Fari Shams, Santiago Sierra, Hiroshi Sugimoto, Luis Urculo, Emmanuel Van der Auwera, Ekaterina Vasilyeva & Hanna Zubkova, Andy Warhol, Ingrid Wildi Merino, Andrzej Wróblewski, Alik Yakubovich, David Zink Yi.

Head On: 99 lupi in un museo

Tra gli artisti anche Cai Guo-Qiang , vincitore del Leone d’oro alla Biennale di Venezia 1999, uno dei più importanti artisti cinesi viventi, con i suoi 99 lupi per la mostra “La fine del mondo”. 

Un branco di lupi che sbatte contro una parete di vetro. I lupi cadono giù, ma ricominciano questo moto perpetuo: è così che l’artista ha rappresentato l’impulso cieco della massa, un movimento conforme che scinde dalla propria idealità e/o riflessione. Quel muro invisibile, quel vetro, rappresenta l’inconcludenza del gesto.

Un loop indescrivibile

Ma quindi, com’è stata questa mostra?

Avete mai pensato di “vedervi da lontano”, di immaginarvi in un futuro e vedere da un posto privilegiato il mondo? Bene, è su questo loop che si è basata la mia prima esperienza al Centro Pecci: vivere un limbo tra un passato distante anni luce e un futuro inafferrabile.

Un percorso in una dimensione parallela, tra espressioni e linguaggi artistici interconnessi: teatro, cinema, architettura, danza, musica costruiscono insieme una storia incredibile, fuori dalla realtà.

E ancora, un salto nel 2018

Tornandoci nello scorso novembre, nel giorno esatto -per la precisione- della mia prima visita, è stata chiara la volontà del museo a rinnovare le mostre e a mantenere vivo il contatto con il pubblico mantenendo quella lucidità visionaria tipica del Centro Pecci.

Work No 2833: Don’t Worry, 2017 di Martin Creed

Dal sito ufficiale del Centro Pecci si legge:

Prima istituzione dedicata al contemporaneo ad esser stata costruita ex novo in Italia, dalla sua inaugurazione il Centro Pecci si è distinto come centro di produzione culturale impegnato nella ricerca artistica in senso ampio: dal 1988 ha presentato oltre duecentocinquanta tra mostre di arte, design, moda, e un fitto programma di eventi legati alla letteratura, alla musica, alla performance e al teatro.

Quello del 2018 è stato un anno particolare per il Centro, non solo per il cambio di direzione artistica a cura di Cristiana Perrella, entrata in carica a marzo 2018, ma anche per la celebrazione del trentennale del museo.

Codice Colore. Opere dalla Collezione

È stato meraviglioso perdersi tra le mostre ospitate per l’occasione:  dal quella curata da Stefano Pezzato, “Codice colore. Opere dalla collezione” di Alessandro Grassi, uno dei primi sostenitori della Transavanguardia, fautore della pittura postmoderna e della fotografia contemporanea, al Work No 2833: Don’t Worry, 2017 di Martin Creed , l’unica opera in mostra a non appartenere alla storia passata del museo. Un neon rosso, ironico, aleggia sui visitatori: un invito a guardare al futuro con fiducia.

Codice Colore. Opere dalla Collezione

Superflex I COPY Therefore I Am 

Ancora, in mostra al Pecci. Si chiama SUPERFLEX il collettivo danese che ha prodotto la serie di stampe dopo la creazione di Copyshop, negozio e forum di informazione che contesta il regime dei copyright e l’idea di proprietà intellettuale. Nell’opera in mostra il collettivo modifica la celebre stampa d Barbara Kruger del 1986 “I shop, therefore I am” con “I Copy Therefore I Am”: dal comprare al copiare, è questa secondo gli artisti la tendenza dell’uomo contemporaneo.

🔴Leggimi anche su CCT-SeeCity: La Mia Prato, dal Tacco d’Italia

E ancora, un respiro internazionale nel cammino fra tante opere e installazioni. Vivere il Centro Pecci è vivere una dimensione degna delle grandi realtà europee. Arte, bellezza, avanguardia si incontrano per un racconto senza tempo.

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📌 INFO UTILI | CENTRO PECCI

Centro per l’Arte Contemporanea  Luigi Pecci
Viale della Repubblica 277
59100, Prato
t. +39 0574 5317-info@centropecci.it

 

 

 

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